La scelta tra PIC e PAC parte da una domanda molto concreta: il denaro da investire è già disponibile oppure arriverà poco alla volta?

Se deriva dal risparmio mensile, investire con regolarità è una conseguenza naturale. Se invece il capitale è già sul conto, diluire l'ingresso nel tempo diventa una scelta: può rendere più sopportabile un ribasso immediato, ma lascia temporaneamente una parte del denaro fuori dal mercato.

Questa distinzione evita buona parte della confusione sul tema.


Piante su pile di monete di altezza crescente

Che cosa sono PIC e PAC

PIC significa Piano di investimento di capitale: la somma viene investita in un'unica soluzione. È il caso, per esempio, di un'eredità, di un bonus o di risparmi già accumulati.

PAC significa Piano di accumulo del capitale: gli acquisti avvengono a intervalli stabiliti, spesso ogni mese o ogni trimestre. Gli importi possono provenire dal reddito corrente oppure dalla suddivisione di un capitale già disponibile.

PIC e PAC descrivono quando viene investito il denaro. Non dicono in che cosa viene investito. Un PAC interamente azionario può essere più rischioso di un PIC obbligazionario. Come ricorda la Banca d'Italia, rischio e rendimento dipendono prima di tutto dagli strumenti scelti e dalla composizione del portafoglio.

Quando il capitale non è ancora disponibile

Chi risparmia una quota dello stipendio non deve scegliere tra investire oggi tutto il capitale e diluirlo: quel capitale futuro non esiste ancora. Può solo decidere se investire il nuovo risparmio quando diventa disponibile oppure lasciarlo accumulare in liquidità.

In questo caso il PAC offre soprattutto tre vantaggi pratici:

  • automatizza il processo e favorisce la costanza;
  • evita di rimandare ogni mese in attesa del momento perfetto;
  • permette di costruire il portafoglio anche con importi contenuti.

L'alternativa reale non è quindi PIC contro PAC, ma investimento periodico contro accumulo di liquidità seguito da acquisti meno frequenti. Costi e importo delle rate possono rendere sensata una frequenza mensile, trimestrale o diversa.

Quando il capitale è già disponibile

Il confronto cambia se la somma è già pronta per essere investita.

Con il PIC, tutto il capitale entra subito nel portafoglio. Se i mercati salgono, l'intera somma partecipa al rialzo. Se scendono poco dopo l'acquisto, anche la perdita iniziale riguarda tutto il capitale.

Con il PAC, invece, il denaro entra gradualmente. Questo riduce il peso di un singolo prezzo d'ingresso, ma durante il periodo di attesa una parte della somma rimane liquida o investita in strumenti a breve termine. Il risultato dipende quindi dal percorso seguito dal mercato e dal rendimento ottenuto sulla liquidità in attesa.

Una ricerca Vanguard che confronta investimento immediato e ingresso graduale in diversi mercati e periodi storici rileva che il PIC ha prevalso all'incirca in due casi su tre. Non è una garanzia per il futuro: riflette il fatto che azioni e obbligazioni hanno avuto, in media, un rendimento superiore alla liquidità. Più a lungo il capitale resta fuori dal portafoglio, maggiore può diventare il costo opportunità dell'attesa.

Il PAC riduce il rischio?

La risposta corretta è: riduce alcuni rischi, non tutti.

Il PAC riduce il rischio di investire l'intera somma alla vigilia di un ribasso. Distribuisce i prezzi di acquisto e può attenuare il rimorso legato a un ingresso sfortunato. Non elimina però il rischio dello strumento: quando tutte le rate saranno state investite, il portafoglio resterà esposto alle stesse oscillazioni di mercato di un PIC con identica composizione.

Il prezzo medio, inoltre, non è necessariamente più basso del prezzo iniziale. Dipende dalla sequenza dei prezzi.

Due esempi semplificati

Supponiamo di investire 3.000 euro in tre rate da 1.000 euro, senza commissioni e senza rendimento sulla liquidità.

Se il prezzo delle quote passa da 100 a 80 e poi torna a 100, il PAC acquista 10 quote, poi 12,5 e infine altre 10. Alla fine possiede 32,5 quote, che valgono 3.250 euro. Un PIC fatto all'inizio possiederebbe 30 quote, per un valore finale di 3.000 euro.

Se invece il prezzo sale da 100 a 110 e poi a 120, il PAC acquista circa 27,4 quote, per un valore finale vicino a 3.290 euro. Il PIC ne avrebbe acquistate subito 30, che alla fine varrebbero 3.600 euro.

Il PAC beneficia di prezzi più bassi solo se quei prezzi si presentano durante la fase di accumulo. In un mercato che sale, l'ingresso graduale tende invece a restare indietro.

Vantaggi e limiti del PIC

Il PIC:

  • massimizza da subito il tempo trascorso nel mercato;
  • è semplice da eseguire;
  • evita di dover decidere ogni mese se continuare il piano.

In cambio, concentra il rischio d'ingresso in una sola data. Una perdita immediata può essere difficile da sopportare, soprattutto se la somma rappresenta una parte rilevante del patrimonio. Prima di investire occorre quindi separare il denaro destinato alle spese vicine e alla riserva di emergenza.

Vantaggi e limiti del PAC

Il PAC:

  • distribuisce gli acquisti su più date;
  • facilita disciplina e automazione;
  • può aiutare chi, dopo un ribasso iniziale, rischierebbe di vendere per paura.

Non protegge però da un calo che avvenga dopo il completamento del piano. Può inoltre produrre più commissioni, diritti fissi o costi amministrativi. Il KID e le condizioni dell'intermediario indicano quanto viene effettivamente investito a ogni rata.

La strategia mista

Investire una parte subito e il resto in più rate è un compromesso. Riduce l'esposizione a un'unica data senza lasciare tutto il capitale in attesa.

Non è una formula ottimale per definizione. Se viene scelta per motivi comportamentali, conviene stabilire prima importi, date e durata, evitando di interrompere il piano in base alle notizie di mercato. Una finestra breve limita il tempo durante il quale il capitale rimane fuori dal portafoglio.

Come scegliere tra PIC e PAC

Prima di decidere, conviene rispondere in ordine a queste domande:

  1. Il capitale esiste già? Se nasce dal risparmio futuro, il PAC è spesso la modalità più naturale.
  2. Il denaro può restare investito? Spese previste e fondo di emergenza non dovrebbero dipendere dall'andamento dei mercati.
  3. Il portafoglio è adatto? Asset allocation, diversificazione e orizzonte contano più della modalità d'ingresso.
  4. Quanto costa il piano? Commissioni fisse e rate troppo piccole possono incidere molto.
  5. Come reagiresti a un ribasso immediato? Un piano leggermente meno efficiente, ma rispettato, può essere preferibile a una strategia abbandonata nel momento peggiore.

Se vuoi approfondire l'ultimo punto, leggi anche PIC o PAC: quale rischio vuoi gestire?.

In sintesi

Quando il capitale è già disponibile e il portafoglio è adeguato, il PIC offre in genere un rendimento atteso più alto perché investe prima. Il PAC riduce invece il rischio legato a una singola data d'ingresso e può rendere il piano più sostenibile sul piano emotivo.

Quando il denaro viene risparmiato mese per mese, il confronto è diverso: investire con regolarità evita che la liquidità si accumuli senza una decisione. In entrambi i casi, PIC e PAC sono modalità di ingresso. Il rischio principale resta quello degli strumenti acquistati.

Fonti essenziali

Contenuto informativo, non consulenza finanziaria personalizzata.

Previous Post Next Post