Una connessione Internet è necessaria per molti servizi, ma avere accesso non significa saperli usare. Il divario digitale in Italia riguarda almeno tre aspetti: disponibilità della rete e dei dispositivi, competenze delle persone e facilità d'uso dei servizi. Confonderli porta a proporre una sola soluzione — più copertura — per problemi diversi.
I dati: famiglie connesse e persone competenti
Secondo l'ISTAT, Cittadini e ICT 2025, nell'anno 2025 l'87,3% delle famiglie disponeva di un accesso a Internet. Nella popolazione di 16-74 anni, il 54,3% aveva competenze digitali almeno di base. Le due percentuali hanno denominatori diversi: famiglie nel primo caso, persone in una fascia d'età nel secondo. Non vanno sottratte o confrontate come se misurassero lo stesso fenomeno.
Il dato sulle competenze è migliorato rispetto al 2024, ma resta lontano dall'obiettivo europeo dell'80% entro il 2030 riportato dall'ISTAT. Restano differenze legate, tra l'altro, a età e istruzione. Una persona può usare ogni giorno lo smartphone per messaggi e video senza saper riconoscere una truffa, compilare una pratica online o proteggere i propri dati.
Dove nasce il divario
Accesso. In alcune zone la qualità della connessione può limitare ciò che è possibile fare. Conta anche poter disporre di un dispositivo adeguato e sostenere il costo del servizio. Un telefono può bastare per leggere un messaggio, ma essere scomodo per compilare documenti o seguire una formazione.
Competenze. Cercare informazioni affidabili, usare un'identità digitale, gestire file e credenziali richiede abilità diverse dalla semplice navigazione. Le competenze cambiano nel tempo: l'arrivo di un nuovo servizio può escludere anche chi riusciva a usare quello precedente.
Progettazione. Se un sito pubblico è difficile da capire, non funziona bene con tecnologie assistive o richiede passaggi inutilmente complessi, il problema non è solo dell'utente. Testi chiari, accessibilità e assistenza sono parte della qualità del servizio.
Le conseguenze concrete
Per chi resta escluso diventa più difficile cercare lavoro, accedere a informazioni sanitarie, confrontare offerte o usare servizi della pubblica amministrazione. Quando una procedura si sposta online, il costo del divario può ricadere su chi deve chiedere aiuto a familiari, sportelli o intermediari. La digitalizzazione può risparmiare tempo a molti, ma il beneficio non è identico per tutti.
Anche le imprese hanno bisogni diversi: acquistare un software non basta se mancano formazione, processi e sicurezza. Il rapporto europeo sul Decennio digitale tratta infatti connettività, competenze e servizi pubblici come obiettivi distinti.
Che cosa aiuterebbe a ridurlo
Servono interventi coerenti con il problema osservato: infrastrutture dove la rete manca o è insufficiente; formazione pratica per chi è già connesso; servizi progettati e testati anche con persone meno esperte o con disabilità. Canali di assistenza accessibili restano importanti mentre i servizi cambiano.
Misurare i risultati è altrettanto importante. Contare quante persone hanno una connessione non dice quante riescono a completare una pratica senza aiuto. Per capire se il divario si riduce bisogna osservare accesso, competenze e uso effettivo, mantenendo distinti i tre indicatori.