L'Italia dispone di sole, vento, acqua e calore geotermico, ma questo non basta a definirla «la patria delle rinnovabili». Per capire a che punto siamo servono dati sulla produzione effettiva, non solo sulla potenza degli impianti, e uno sguardo alle reti che devono trasportare l'energia dove viene consumata.
Che cosa dicono i dati
Secondo il consuntivo Terna del 2025, in Italia sono stati aggiunti 7.191 MW di capacità rinnovabile nell'anno. A fine dicembre la capacità installata complessiva era di 83.529 MW, di cui 43.513 MW fotovoltaici e 13.629 MW eolici. La produzione fotovoltaica ha superato 44 TWh, crescendo del 25,1% rispetto al 2024.
Capacità e produzione non sono sinonimi. Un impianto da un megawatt non produce un megawatt ininterrottamente: sole, vento, manutenzione e stagionalità determinano quanta elettricità viene effettivamente generata. Nel 2025, per esempio, la produzione idroelettrica è diminuita del 21,2% rispetto al 2024, pur restando una componente importante del sistema.
Le fonti hanno ruoli diversi
Il fotovoltaico cresce grazie a nuovi impianti e produce soprattutto nelle ore di luce. L'eolico può integrare il solare, ma la sua resa varia secondo luogo e condizioni meteorologiche. L'idroelettrico può offrire flessibilità, in particolare quando è associato a bacini e pompaggi; dipende però dalla disponibilità d'acqua. La geotermia è più costante, ma sfruttabile solo dove la risorsa e le condizioni tecniche lo consentono.
Le biomasse impiegano materiali organici, ma non sono automaticamente a emissioni nulle o prive di effetti sull'uso del suolo. Fonte del materiale, trasporto, emissioni e possibili conflitti con altri impieghi vanno valutati caso per caso. Anche per solare, eolico e batterie l'impatto ambientale non scompare: materiali, costruzione e fine vita fanno parte del bilancio complessivo.
Perché servono rete e accumuli
La produzione rinnovabile cresce in luoghi e orari che non sempre coincidono con i consumi. Servono quindi collegamenti più capienti tra aree del Paese, gestione della domanda, scambi con l'estero e sistemi di accumulo. Nel Piano di sviluppo della rete, Terna collega l'integrazione delle nuove fonti a investimenti nella trasmissione e a maggiore capacità di stoccaggio.
Le richieste di connessione non sono impianti già costruiti. Tra domanda, autorizzazione, finanziamento e avvio della produzione possono passare anni. Per valutare i progressi è più utile seguire, insieme, nuova capacità entrata in esercizio, energia prodotta, stato della rete e tempi dei progetti.
Sicurezza energetica e costi
Produrre più elettricità da fonti rinnovabili può ridurre il fabbisogno di combustibili importati e l'esposizione ai loro prezzi. Non garantisce però bollette sempre più basse: il costo finale dipende anche da reti, accumuli, finanziamento degli impianti, oneri e struttura del mercato. Inoltre l'elettricità è solo una parte dei consumi energetici nazionali; trasporti e calore richiedono interventi specifici.
La transizione italiana ha dunque una base concreta, ma non procede da sola. I numeri degli impianti sono un punto di partenza; la misura del successo è quanta energia pulita, affidabile e accessibile il sistema riesce a fornire nel tempo.